Trenta addetti, età media 29 anni, l'azienda lucana ha messo a punto una soluzione che assicura maggiore resa energetica ed effcicienza e ha ricevuto un premio da Legambiente. Iniziano ad arrivare i primi ordini dall'estero.

Se un'azienda che fa innovazione si riconosce anche dal suo sito Internet, Eosolare sul web ci mette la faccia, anzi più di una, presentando i volti di chi ci lavora: 30 persone al completo, dall'imprenditore Carmine Dimasi alla squadra di operaie e operai, ingegneri e tecnici. Età media sui 29 anni. Tutti rigorosamente lucani e fieri di esserlo. Volti che raccontano il tragitto di questa azienda, nata all'ombra dei Sassi di Matera, nella zona industriale di Garaguso Scalo e arrivati ai vertici in Europa ed in Italia per soluzioni fotovoltaiche ad alta efficienza, sfidando i colossi delle multinazionali. Nella fabbrica che, manco a dirlo si autoalimenta di energia con un impianto da 200kw installato sui tetti, non si usa la plastica per il packaging ma solo materiali biodegradabili, e si adottatono per l'intero ciclo produttivo criteri di qualità totale. Lo stabilimento con due linee produttive  raggiunge una potenza di 50MW l'anno. E' associata a PV Cyle, Anie- Gifi - Confindustria. L'ultima novità è Eos modulo ibrido, vetrate e vetrocamere fotovoltaiche ad integrazione termica, ossia pannelli solari che oltre all'energia elettrica  producono il riscaldamento. Il pannello  termico consente di ottenere a parità di superficie rispetto ai moduli standard fotovoltaici, il 20% di produttività in più, maggiore longevità delle celle in silicio, resa dell'impianto oltre l'85% dopo 20 anni, produzione di acqua calda, integrazione con il sistema di riscaldamento. E' sul mercato da un mese, "Siamo i primi ad averlo creato, è già testato e certificato - spiega Dimasi, amministratore unico, che ha fondato Eosolare  nell'ottobre del 1998 - e si integra architettonicamente nel tetto, nei palazzi in vetro e nelle facciate continue. Stiamo progettando un impianto di 800 metri quadri di vetro camera termico per un albergo, abbiamo richieste da progettisti per aziende e capannoni  nel Lazio e in Lombardia. Ci sono segnali interessanti dal mercato del Nord Africa, Egitto e Tunisia". Dimasi è un lucano cinquantaquatrenne di Garaguso. Con il diploma di perito elettrotecnico  lavora prima nell'Eni e poi alla Fincantieri di Monfalcone, come esperto di impiantistica.Infine si mette in proprio. E'lui  in azienda che coordina il laboratorio. "Incrementiamo il nostroutile con macchinari sempre più avanzati" chiarisce Dimasi, e "reinvestiamo il 15% nella ricerca". Nel  2011 il fatturato dell'azienda  ha toccato quota 15 milioni di euro, più che raddoppiato nel 2005. Lo studio del pannello ibrido è partito nel 2006, oggi dopo numerosi test ha tutte le certificazioni. Il modulo presentato lo scorso anno al Solarexpo di Verona, ha ottenuto una menzione speciale del premio 2011 di Legambiente, Innovazione Amica dell'Ambiente. "Eosolare è una piccola azienda e non ci possiamo permettere di sbagliare con i clienti - continua Dimasi - abbiamo costruito la fiducia con il lavoro, grazie ai dipendenti che hanno ceduto in questo progetto per tenersi stretto il posto di lavoro, abbiamo capito che bisogna sempre rinnovare". E i costi? "E' un prodotto abbastanza democratico" risponde Katia Vizzuso, responsabile marketing, un impianto fototermico da 3 kw ha un costo medio di 19 mila euro. L'idea è di rendere le energie rinnovabili un lusso accessibile a tutti. Tanto know how e trovate ingegnose per risolvere i problemi. "Uno dei limiti era quello che le celle del pannello rischiavano di surriscaldarsi e quindi di produrre meno - racconta Katia Vizzuso - per raffreddare, sul retro è stata inserita una serpentina dentro una piastra di alluminio. Ma poi bisognava  inventarsi un sistema di areazione. L'idea è venutaguardando le porte di Casa Battlò di Gaudì, a Barcellona: lungo la cornice  hanno delle alette, hanno aperture regolabili che favoriscono la circolazione dell'aria, da un lato calda e dall'alto fredda.  Con questo sistema applicato alle cornici del modulo, le celle lavorano meglio e durano di più".

 

di Patrizia Capua

Affari&Finanza 19 marzo 2012